Creato e organizzato da INTELFADE APS
con il contributo della Strategia Nazionale Aree Interne dell’Appennino Reggiano_La Montagna del Latte in riferimento alla piattaforma 0-10 grazie all’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano
con il contributo della Regione Emilia-Romagna
con il contributo dei Beni Usi Civici di Collagna
con il contributo del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano
inserito nel cartellone Montagna Mia
Realizzato con il Patrocinio del Comune di Ventasso
aprile
progetto, regia e coreografia Amina Amici
creato con e interpretato da Arianna Fabiani, Daria Menichetti, Davide Sportelli, Pierandrea Rosato
produzione Zerogrammi | con il supporto di Intelfade Aps e KOMM TANZ/PASSO NORD progetto residenze Compagnia Abbondanza/Bertoni in collaborazione con il Comune di Rovereto e
con il sostegno del ministero della cultura e della regione Piemonte
Andavamo tutti è una creazione per cinque interpreti che nasce dall’incontro con la poesia di Giancarlo Majorino Andavamo tutti come fosse un’emigrazione. Un testo visionario e potentissimo, capace di condensare l’oggi, il prossimo futuro e quel “continuo prossimo futuro” che sembra non risolversi mai. La poesia racconta un’umanità “asse/priva”, che ha smarrito il proprio centro: le ideologie, le religioni, la relazione con la natura che la contiene. Una migrazione caotica e surreale attraversa i versi di Majorino: umani e animali avanzano insieme, allarmati e disorientati, mescolati fino a perdere le distinzioni di specie, di ruolo, di memoria. “Transitare occorreva”: l’andare diventa necessità, urgenza. In scena prende forma un’umanità forse solo in sosta dopo un avanzare frenetico e disordinato, sospinta verso una direzione indefinita ma inevitabile. Un’enorme marcia collettiva in cui animali, uomini e cose si mescolano senza più conflitto, attraversando un paesaggio devastato, non più capace di accogliere né di nutrire. La vicinanza di corpi feroci e vulnerabili, la lotta confusa di zampe e gambe, l’odore di bruciato e la perdita di orientamento infrangono le regole della sopravvivenza e dei territori così come li conosciamo. Da queste immagini nasce un segno coreografico fortemente dinamico, urgente, attraversato dallo sbandamento, dall’essere travolti e dal chetarsi improvviso, come se i gesti fossero sovrapponibili e intercambiabili. L’azione è dominata da un senso ineludibile di “andare”: una migrazione senza direzione chiara, ma con una meta impellente. I corpi attraversano lo spazio ribaltando piani e prospettive, travolgendo lo sguardo di chi osserva, nel tentativo di restituire l’immagine di una moltitudine in piena dinamica. La natura, pur ferita, sembra suggerire un richiamo alla comunanza nell’emergenza: un imperativo salvifico che spinge verso una possibile ricomposizione. Andavamo tutti si configura come un manifesto di vita: quando è necessario si fugge insieme, si è coesi o, almeno, costretti a mescolarsi. Il pozzo e l’acqua diventano simboli di una ricerca di salvezza, di un tentativo ostinato di soluzione. Resilienza e continuità attraversano l’opera come forze vitali. La creazione esplora il rapporto di appartenenza tra esseri umani, animali e natura, mettendo in luce una profonda uguaglianza: simili tra simili, particelle che si compongono e si scompongono, originate dalla stessa urgenza. Un’urgenza a fior di pelle, che interroga un’umanità chiamata a salvarsi, svegliarsi, ricomporsi.
foto Stefano Mazzotta
RESIDENZA ARTISTICA/ZEROGRAMMI
Dal 20 al 26 APRILE
maggio
di e con cecilia ventriglia e valeria colonnella
D'Un Tratto è liberamente ispirato a "La grande storia di un piccolo tratto" di Serge Bloch, un libro d'artista in cui si narra la storia romantica dell'incontro di un bambino con il suo segno grafico, un sodalizio da cui nascerà un artista. Lo spettacolo è un racconto senza parole, animato da danza e disegno: musica, ritmo, immagine e movimento si rincorrono, si sintonizzano, bisticciano e si riappacificano proprio come accade nelle grandi storie d'amicizia. La scenografia è un gigantesco foglio da disegno sul quale movimento e segno prendono vita e dove gli stessi piccoli spettatori possono lasciare il loro tratto.
SPETTACOLO
"D’UN TRATTO"
21 maggio
con Bintou Ouattara, musiche dal vivo a cura di Moro Kanute (kora, gangan, voce) Cheikh Fall (bara, calebasse, voce),
in collaborazione con Kadi Coulibaly
diretti da Filippo Ughi
di Piccoli Idilli
KANU (amore in lingua bambarà) è uno spettacolo di narrazione con musica dal vivo, tratto da un racconto africano. Moro Kanute (griot del Gambia) e Cheikh Fall (percussionista senegalese) accompagnano la narrazione dell'attrice Bintou Ouattara con kora, gangan, bara e calebasse. Il ricordo dei cantastorie d'africa, custodi delle tradizioni orali e depositari della memoria di intere civiltà, diventa uno spettacolo originale, brillante, con tratti di fine umorismo e paradossale comicità. Kanu è la trasposizione teatrale di un racconto, di un immaginario simbolico e di una sensibilità poetica legata a una cultura antica e misteriosa, dove il destino dell'uomo si compie in simbiosi con le forze della natura e il potere occulto della parola. Una cultura di cui sappiamo pochissimo, che oggi bussa alle nostre porte con la sua straripante vitalità, la sua voglia di raccontarsi, il suo orgoglio e la sua eleganza.
26 maggio
giugno
compagnia/ zaches teatro
Regia e drammaturgia Luana Gramegna, Con Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco, Enrica Zampetti, Composizione originale e progetto sonoro Cristina Petitti
Musica dal vivo e paesaggio sonoro Madoka Funatsu, Maschere, costumi, oggetti di scena Francesco Givone, Assistente costumi e oggetti di scena Alessia Castellano,Realizzazione costumi Giulia Piccioli, Produzione Zaches Teatro
Con il sostegno di Regione Toscana e ministero della cultura
Un bosco si trasforma in uno spazio teatrale liminale, tra il reale e l’onirico, grazie alla forza immaginifica del teatro di figura, della danza e della musica dal vivo. Attorno al pubblico immerso nel bosco, si muovono, appaiono e scompaiono i personaggi della fiaba di Cappuccetto Rosso dando vita alla famosa storia della bambina e del lupo. Le note della fisarmonica si intrecciano alla narrazione di una bizzarra cantastorie che guida gli spettatori lungo il dipanarsi della storia. Il viaggio iniziatico della piccola Cappuccetto Rosso è ripercorso dal pubblico che vive insieme a lei la scoperta della paura, della solitudine, del dolore, ma anche gli incontri inattesi seppur annunciati. Il bosco è il luogo del mistero per eccellenza e per questo affascina, nasconde e rivela. Il bosco permette la disubbidienza: lontano dagli occhi materni che sorvegliano, i bambini trasgredendo affrontano pericoli e rischi, ovvero le proprie paure. In questa versione del racconto, influenzata dalle fonti antecedenti a Perrault e Grimm, si dà spazio al riverbero simbolico che la storia originale detiene.
foto Giorgio Meneghetti
CAPPUCCETTO ROSSO NEL BOSCO/zaches teatro
3 giugno 2026 ore 10_castagneto di Casalino (ligonchio_re)
4 giugno 2026 ORE 10_ ca’ manari (busana_re)
invenzione Alessandro Sciarroni / con Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini / collaborazione artistica
Giancarlo Stagni / musica Aurora Bauzà e Pere Jou / abiti Ettore Lombardi/ direzione tecnica Valeria Foti / tecnico di tournée Cosimo Maggini / promozione, consiglio, sviluppo Lisa Gilardino / amministrazione, produzione esecutiva Chiara Fava / comunicazione Pierpaolo Ferlaino
produzione corpoceleste_C.C.00#, MARCHE TEATRO coproduzione Santarcangelo Festival, B.Motion,
Festival Danza Urbana
Fisicamente impegnativa, quasi acrobatica, prevede che i danzatori, abbracciati l’un l’altro, girino vorticosamente mentre si piegano sulle ginocchia quasi fino a terra. La polka chinata, ballo di corteggiamento di origine bolognese dei primi del ‘900, rivive in Save the last dance for me di Alessandro Sciarroni e in questo laboratorio condotto da Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini.Il workshop dura circa due ore ed è aperto a tutti. Un momento di scambio e di vicinanza, il cui scopo non è diventare esperti ballerini di polka chinata ma creare una comunità e trasmettere i passi di questo antico ballo a quante più persone possibile. Un progetto di salvaguardia che fa risuonare questa danza nel nostro presente.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA AL 3286617196
foto Stephen Wilson Barker
workshop POLKA CHINATA
28 GIUGNO ORE 10/12_PALESTRA DI COLLAGNA
In Save the last dance for me Alessandro Sciarroni lavora assieme ai danzatori Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini sui passi di un ballo bolognese chiamato Polka Chinata. Si tratta di una danza di corteggiamento eseguita in origine da soli uomini e risalente ai primi del ‘900: fisicamente impegnativa, quasi acrobatica, prevede che i danzatori abbracciati l’un l’altro, girino vorticosamente mentre si piegano sulle ginocchia quasi fino a terra. Il lavoro nasce in collaborazione con Giancarlo Stagni, un maestro di balli Filuzziani che ha ridato vita a questa antica tradizione grazie alla riscoperta e allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Sciarroni scopre questa danza nel dicembre 2018 quando la danza era praticata in Italia solo da 5 persone in tutto. Per questa ragione, il progetto è composto da una performance eseguita dai due danzatori e da una serie di workshop volti a diffondere e ridare vita a questa tradizione popolare in via d’estinzione.
spettacolo SAVE THE LAST DANCE FOR ME
28 giugno ORE 17_PALESTRA DI COLLAGNA
Made on
Tilda