progetto, regia e coreografia Amina Amici
creato con e interpretato da Arianna Fabiani, Daria Menichetti, Davide Sportelli, Pierandrea Rosato
produzione Zerogrammi | con il supporto di Intelfade Aps e KOMM TANZ/PASSO NORD progetto residenze Compagnia Abbondanza/Bertoni in collaborazione con il Comune di Rovereto e
con il sostegno del ministero della cultura e della regione Piemonte
Andavamo tutti è una creazione per cinque interpreti che nasce dall’incontro con la poesia di Giancarlo Majorino Andavamo tutti come fosse un’emigrazione. Un testo visionario e potentissimo, capace di condensare l’oggi, il prossimo futuro e quel “continuo prossimo futuro” che sembra non risolversi mai. La poesia racconta un’umanità “asse/priva”, che ha smarrito il proprio centro: le ideologie, le religioni, la relazione con la natura che la contiene. Una migrazione caotica e surreale attraversa i versi di Majorino: umani e animali avanzano insieme, allarmati e disorientati, mescolati fino a perdere le distinzioni di specie, di ruolo, di memoria. “Transitare occorreva”: l’andare diventa necessità, urgenza. In scena prende forma un’umanità forse solo in sosta dopo un avanzare frenetico e disordinato, sospinta verso una direzione indefinita ma inevitabile. Un’enorme marcia collettiva in cui animali, uomini e cose si mescolano senza più conflitto, attraversando un paesaggio devastato, non più capace di accogliere né di nutrire. La vicinanza di corpi feroci e vulnerabili, la lotta confusa di zampe e gambe, l’odore di bruciato e la perdita di orientamento infrangono le regole della sopravvivenza e dei territori così come li conosciamo. Da queste immagini nasce un segno coreografico fortemente dinamico, urgente, attraversato dallo sbandamento, dall’essere travolti e dal chetarsi improvviso, come se i gesti fossero sovrapponibili e intercambiabili. L’azione è dominata da un senso ineludibile di “andare”: una migrazione senza direzione chiara, ma con una meta impellente. I corpi attraversano lo spazio ribaltando piani e prospettive, travolgendo lo sguardo di chi osserva, nel tentativo di restituire l’immagine di una moltitudine in piena dinamica. La natura, pur ferita, sembra suggerire un richiamo alla comunanza nell’emergenza: un imperativo salvifico che spinge verso una possibile ricomposizione. Andavamo tutti si configura come un manifesto di vita: quando è necessario si fugge insieme, si è coesi o, almeno, costretti a mescolarsi. Il pozzo e l’acqua diventano simboli di una ricerca di salvezza, di un tentativo ostinato di soluzione. Resilienza e continuità attraversano l’opera come forze vitali. La creazione esplora il rapporto di appartenenza tra esseri umani, animali e natura, mettendo in luce una profonda uguaglianza: simili tra simili, particelle che si compongono e si scompongono, originate dalla stessa urgenza. Un’urgenza a fior di pelle, che interroga un’umanità chiamata a salvarsi, svegliarsi, ricomporsi.